Perché un blocco terrestre ora
Le sanzioni marittime e finanziarie attuali hanno già colpito duramente l'economia iraniana. Ma i confini terrestri — in particolare con Iraq, Turchia e Pakistan — sono rimasti porosi, consentendo il flusso di merci e denaro. Un blocco coordinato chiuderebbe queste falle. Gli USA e Israele lo vedono come un passo logico successivo dopo anni di tentativi di frenare il programma nucleare e l'influenza regionale dell'Iran con altri mezzi.
Rischi per la stabilità regionale
Qualsiasi blocco rischia di infiammare le tensioni in tutto il Medio Oriente. L'Iran ha avvertito che considererebbe una tale mossa un atto di aggressione. I paesi vicini che ospitano valichi di frontiera potrebbero subire pressioni da entrambe le parti. L'Iraq, già alle prese con l'instabilità politica, dipende dal commercio con l'Iran per cibo ed energia. Un blocco potrebbe spingere Baghdad più vicino agli avversari di Washington o innescare proteste.
Ripercussioni sui mercati globali
L'Iran possiede alcune delle più grandi riserve di petrolio e gas al mondo. Sebbene il blocco miri alle rotte terrestri, non a quelle marittime, la sola incertezza potrebbe scuotere i mercati energetici. I trader stanno già osservando qualsiasi interruzione delle catene di approvvigionamento. Uno stallo prolungato potrebbe spingere i prezzi del greggio verso l'alto, colpendo le economie dall'Europa all'Asia. Lo Stretto di Hormuz rimane la preoccupazione maggiore per le spedizioni di petrolio, ma un blocco terrestre aggi




