Il Digital Asset Market Clarity Act ha incontrato un ostacolo questa settimana. Una disposizione etica che i Democratici vogliono aggiungere obbligherebbe i funzionari governativi di alto livello — incluso il presidente — a divulgare e potenzialmente dismettere le proprie partecipazioni in criptovalute. Il testo attuale del disegno di legge non include questa formulazione, e la Casa Bianca si oppone. Con il Senato che parte per la pausa estiva nella prima settimana di agosto, lo stallo potrebbe spingere il quadro normativo statunitense sulle cripto al prossimo anno.
La disposizione etica al centro dello stallo
I Democratici vogliono che la restrizione copra il presidente, il vicepresidente, i membri del Congresso, e i loro coniugi e figli. La Casa Bianca ha sostenuto una regola generale per i titolari di cariche pubbliche invece di una formulazione che menzioni esplicitamente il presidente. La differenza può sembrare piccola, ma è l'ultima grande questione che potrebbe far deragliare lo slancio del disegno di legge.
Il presidente Trump avrebbe dovuto incontrare i senatori statunitensi alla Casa Bianca per risolvere la questione. Non è stato ancora annunciato alcun accordo. Una versione rivista quasi definitiva del testo del Clarity Act avrebbe dovuto circolare questa settimana, ma la tempistica sta slittando mentre i colloqui continuano.
I guadagni cripto di Trump complicano i negoziati
Trump ha dichiarato di aver guadagnato più di 1 miliardo di dollari da attività legate alle criptovalute nel 2025. La maggior parte proviene dalla memecoin $TRUMP e da World Liberty Financial. Questa dichiarazione offre ai Democratici una ragione concreta per spingere una disposizione che copra il presidente — e dà alla Casa Bianca un motivo per resistere.
La tempistica non è favorevole per nessuna delle due parti. Un rinvio fino al ciclo delle elezioni di medio termine significa che il benchmark statunitense per la struttura del mercato cripto rimarrà non definito per almeno un altro anno. Altri paesi stanno già procedendo con i propri quadri normativi.
La tempistica del Senato si stringe
Il Clarity Act è ufficialmente nel Calendario Legislativo del Senato come n. 423. Il leader della maggioranza al Senato, John Thune, ha dichiarato che procederà con un voto in aula a fine luglio, indipendentemente dal fatto che la formulazione finale sulla norma etica sia risolta. Ciò dà ai negoziatori circa due settimane per trovare un compromesso.
La senatrice Lummis ha spinto per portare il disegno di legge sulla scrivania del presidente ora. Ma se la disputa sulla norma etica si protrae oltre la pausa estiva, la finestra si chiude. La prossima occasione arriverà dopo le elezioni di medio termine, e a quel punto il panorama politico potrebbe essere molto diverso.
Quello che succederà dopo è semplice: o la Casa Bianca e i Democratici concordano sulla formulazione questa settimana, oppure Thune porta il disegno di legge in aula senza la disposizione etica e sfida i Democratici a bloccarlo. In entrambi i casi, il tempo stringe.




