BP e ConocoPhillips stanno investendo 25 miliardi di dollari nel settore energetico iracheno, una mossa volta a contrastare l'influenza dell'Iran nella regione. L'investimento congiunto, uno dei più grandi effettuati da compagnie petrolifere occidentali in Iraq negli ultimi anni, rappresenta una strategia per rafforzare l'indipendenza energetica di Baghdad e ridurre la sua dipendenza dalle forniture iraniane.
Il piano da 25 miliardi di dollari
I fondi saranno destinati allo sviluppo di giacimenti di petrolio e gas, al potenziamento delle infrastrutture e all'aumento della capacità produttiva. BP e ConocoPhillips non hanno specificato come verranno ripartiti i fondi tra loro, ma la portata dell'impegno supera di gran lunga la spesa tipica per progetti. L'Iraq possiede alcune delle più grandi riserve accertate di petrolio al mondo, ma anni di conflitti e sottoinvestimenti hanno mantenuto la produzione al di sotto del potenziale. L'investimento potrebbe aiutare il paese a pompare più degli attuali 4,5 milioni di barili al giorno, anche se non sono stati forniti obiettivi specifici di produzione.
Perché l'Iraq è importante per contrastare l'Iran
L'Iraq è un raro campo di battaglia dove alleati statunitensi e proxy iraniani competono per l'influenza. Teheran ha a lungo utilizzato le esportazioni di energia – elettricità e gas naturale – come leva su Baghdad. Approfondendo il coinvolgimento delle compagnie petrolifere occidentali, l'investimento mira ad allentare quella presa. La cifra di 25 miliardi di dollari rivaleggia anche con l'entità di alcuni accordi energetici iraniani, rendendolo un contrappeso finanziario diretto. Per Washington, la mossa si allinea con gli sforzi per isolare economicamente l'Iran mentre si stabilizza l'Iraq.
Le probabilità di un accordo nucleare restano basse
Mentre l'investimento mira all'influenza energetica dell'Iran, il quadro diplomatico più ampio è nebuloso. Un mercato delle previsioni monitorato da GFdaily mostra solo una probabilità dell'1,6% di un accordo nucleare tra Stati Uniti e Iran entro il 13 agosto 2026. Si tratta di una possibilità quasi nulla, che riflette i ripidi ostacoli nei negoziati. Le basse probabilità aiutano a spiegare perché aziende come BP e ConocoPhillips scommettono sulla produzione a lungo termine in Iraq piuttosto che su un potenziale disgelo con Teheran. Se i negoziati nucleari non portano a nulla, l'accesso dell'Iran ai mercati globali rimarrà limitato, rendendo il petrolio iracheno ancora più prezioso per gli acquirenti occidentali.
L'investimento non è esente da rischi. Il sistema politico iracheno è fragile e corruzione o falle di sicurezza potrebbero ritardare i progetti. Tuttavia, le compagnie stanno andando avanti. Il prossimo passo: una cerimonia di firma ufficiale con il ministero del petrolio iracheno, prevista entro poche settimane, bloccherà i termini iniziali.




