Il traffico navale nel Golfo Persico si sta quasi fermando a causa dell'escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran, spingendo al rialzo i prezzi del petrolio. La situazione tiene i trader con il fiato sospeso: un mercato delle previsioni assegna al greggio una probabilità del 9,5% di raggiungere un nuovo massimo storico entro il 31 dicembre.
Perché il Golfo si è quasi fermato
Lo stretto tra Iran e Penisola Arabica è un punto di transito cruciale per le forniture globali di petrolio. Ma con le tensioni tra Washington e Teheran che sono esplose nelle ultime settimane, il traffico navale è crollato. Gli equipaggi sono riluttanti a navigare in acque dove il rischio di sequestro o attacco è concreto. Le compagnie assicurative hanno aumentato i premi e alcune navi stanno semplicemente deviando la rotta attorno al Capo di Buona Speranza, un percorso che aggiunge settimane ai viaggi e consuma più carburante.
Nessuno definisce lo stretto chiuso, ma l'effetto pratico è lo stesso: meno petroliere, attese più lunghe e un collo di bottiglia crescente per il greggio che doveva raggiungere le raffinerie in Asia ed Europa. La Marina statunitense ha intensificato le pattuglie, ma ciò non ha calmato i nervi degli armatori. La situazione è fluida e ogni giorno di ritardo aggiunge pressione al rialzo sui prezzi del petrolio.
Il petrolio sente la pressione
Il Brent è già salito sulla scia delle notizie. Il conflitto non è solo un problema per i trasporti: è un potenziale shock dell'offerta. L'Iran è un importante produttore e gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni che ne hanno tagliato gran parte delle esportazioni. Ma la vera preoccupazione è che gli scontri possano estendersi ai paesi vicini o interrompere il flusso attraverso lo Stretto di Hormuz, dove transita circa un quinto del petrolio mondiale.
Per ora, i mercati stanno prezzando un premio per il rischio. Ma la piattaforma di scommesse assegna una probabilità di nuovo massimo storico di poco inferiore al 10%. Non è una certezza, ma è un segnale che i trader vedono una possibilità concreta di un'impennata dei prezzi ben al di sopra del record precedente. Il massimo storico del greggio, stabilito nel 2008, era di circa 147 dollari al barile. I prezzi attuali sono ancora lontani, ma il divario si sta riducendo.
Cosa dice il mercato delle previsioni
La previsione proviene da un mercato delle previsioni dove i partecipanti scommettono su eventi reali. La probabilità del 9,5% di un nuovo massimo storico entro la fine dell'anno riflette una combinazione di fattori: il conflitto in corso, potenziali interruzioni dell'offerta e la ripresa economica generale che sta stimolando la domanda. È una probabilità bassa, ma non è zero – e nel mercato del petrolio, anche una piccola possibilità di un'impennata dei prezzi può muovere i contratti.
I trader stanno anche osservando la Federal Reserve statunitense, che dovrebbe tagliare i tassi d'interesse. Costi di finanziamento più bassi possono indebolire il dollaro e rendere il petrolio più economico per gli acquirenti che usano altre valute, potenzialmente aumentando la domanda. Se a questo si aggiunge una stretta sull'offerta, gli ingredienti per un'impennata dei prezzi ci sono tutti.
La domanda ora è se il conflitto si intensificherà ulteriormente o troverà una via d'uscita diplomatica prima della fine dell'anno. Il mercato delle previsioni suggerisce che la seconda ipotesi è più probabile, ma la prima rimane un rischio abbastanza concreto da tenere i trader del petrolio con il fiato sospeso.




