Il Pakistan sta facendo da mediatore nei colloqui tra Stati Uniti e Iran, secondo quanto riferito da funzionari a conoscenza del processo, anche mentre i due paesi continuano a scambiarsi attacchi militari. Questo sforzo diplomatico parallelo, non riconosciuto pubblicamente né da Washington né da Teheran, rappresenta una rara apertura diplomatica in un conflitto che si è intensificato nelle ultime settimane.
Lo sforzo di mediazione
Secondo le fonti, intermediari pakistani si sono mossi tra rappresentanti statunitensi e iraniani. I colloqui si svolgono in località non divulgate, probabilmente al di fuori di entrambi i paesi. Né il Dipartimento di Stato americano né il Ministero degli Esteri iraniano hanno confermato le discussioni. Il Ministero degli Esteri pakistano ha rifiutato di commentare ufficialmente, ma un alto funzionario ha dichiarato a GFdaily che Islamabad sta “facilitando la comunicazione” tra le due parti.
L'agenda esatta rimane poco chiara, ma la questione centrale è la de-escalation delle ostilità. Gli Stati Uniti hanno condotto attacchi aerei contro obiettivi legati all'Iran in Siria e Iraq negli ultimi mesi, mentre l'Iran ha risposto tramite forze proxy e attacchi missilistici diretti contro basi americane. I colloqui mirano a trovare una via d'uscita prima che la situazione degeneri in una guerra su larga scala.
Gli attacchi militari continuano
Nonostante il canale diplomatico, le operazioni militari non si sono fermate. Solo la scorsa settimana, l'esercito americano ha colpito quelle che ha definito posizioni di milizie filo-iraniane nella Siria orientale. L'Iran ha risposto con un attacco di droni contro una nave legata a Israele nel Mar Arabico. Il doppio binario di violenza e negoziazione è un modello familiare nella regione, ma comporta rischi elevati. Qualsiasi errore di calcolo potrebbe far naufragare del tutto i colloqui.
Gli analisti avvertono che i negoziati sono fragili. Nessuna delle due parti sembra disposta a fare la prima concessione. Gli Stati Uniti insistono affinché l'Iran fermi l'arricchimento nucleare e il sostegno alle forze proxy. L'Iran chiede la fine delle sanzioni e il ritiro delle forze americane dalla regione. Il ruolo del Pakistan è mantenere aperti i canali di comunicazione, non imporre soluzioni.
Il ruolo diplomatico del Pakistan
Il Pakistan si è a lungo proposto come ponte tra l'Occidente e il mondo islamico. Mantiene relazioni diplomatiche sia con gli Stati Uniti che con l'Iran e in precedenza ha facilitato i colloqui tra Arabia Saudita e Iran, che hanno portato a un riavvicinamento nel 2023. Quel successo conferisce credibilità a Islamabad, ma il conflitto USA-Iran è molto più radicato.
Le forze armate e i servizi segreti pakistani hanno stretti legami con l'establishment della sicurezza iraniano, così come con l'esercito americano. Questo duplice accesso rende il Pakistan un intermediario utile, ma anche un bersaglio per le critiche. Alcuni a Washington mettono in dubbio l'affidabilità del Pakistan a causa dei suoi legami con i talebani e la Cina. Teheran, nel frattempo, è diffidente verso qualsiasi accordo che possa avvantaggiare gli Stati Uniti a sue spese.
La posta in gioco
I colloqui arrivano in un momento critico. L'Iran è più vicino che mai all'arricchimento dell'uranio a livello di armi, secondo l'AIEA. Gli Stati Uniti hanno dispiegato ulteriori risorse navali nella regione. Una svolta diplomatica potrebbe prevenire un confronto militare diretto che destabilizzerebbe l'intero Medio Oriente. Un fallimento potrebbe significare una guerra più ampia che coinvolga Israele, Arabia Saudita e altri stati del Golfo.
Per il Pakistan, il successo rafforzerebbe la sua posizione internazionale e dimostrerebbe il suo valore come mediatore. Il fallimento rafforzerebbe la percezione di Islamabad come attore periferico incapace di influenzare le grandi potenze.
I colloqui sono in corso. Non è stata fissata alcuna scadenza e non si prevedono annunci pubblici fino a quando non sarà concordato un quadro di riferimento. Per ora, l'unica certezza è che i combattimenti continuano mentre si continua a parlare.




