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Aave lotta per liberare 71 milioni di dollari in criptovalute bloccati dall'hack di Kelp DAO

Aave lotta per liberare 71 milioni di dollari in criptovalute bloccati dall'hack di Kelp DAO

Aave è in tribunale federale questa settimana per cercare di sbloccare 71 milioni di dollari in criptovalute rimasti intrappolati nell'hack di Kelp DAO. Il caso potrebbe risolvere una questione temuta dai team DeFi: i fondi di recupero possono essere sequestrati per saldare sentenze legali non correlate? La risposta potrebbe ridefinire il modo in cui i protocolli gestiscono gli asset rubati.

Come i fondi sono stati congelati

I 71 milioni di dollari si trovavano nei pool di prestito di Aave, destinati alle vittime dell'exploit di Kelp DAO. Ma un'ordinanza del tribunale ha congelato questi asset dopo che un creditore separato ha sostenuto che i fondi dovessero essere disponibili per soddisfare un'altra sentenza, non correlata. Aave afferma che il denaro appartiene alle vittime dell'hack, non ai creditori generali del protocollo. Il congelamento ha bloccato asset che dovevano essere restituiti agli utenti che hanno perso fondi nell'incidente di Kelp.

La sfida legale di Aave

Gli avvocati di Aave sostengono che le criptovalute congelate sono detenute in trust per le vittime dell'hack. Affermano che gli asset non sono mai entrati a far parte del tesoro generale di Aave e quindi non possono essere sequestrati per debiti precedenti. La controparte, secondo i documenti del tribunale, la vede diversamente: sostiene che i fondi di recupero sono solo un altro pool di asset che dovrebbe essere disponibile per soddisfare richieste valide. Il giudice non si è ancora pronunciato, ma le argomentazioni orali di questa settimana hanno dato a entrambe le parti l'opportunità di esporre le proprie ragioni.

La questione più ampia per la DeFi

Non si tratta solo di un singolo hack. Se un tribunale consente che i fondi di recupero vengano assorbiti in sentenze non correlate, ogni protocollo DeFi che detiene asset in attesa di risarcimento alle vittime potrebbe correre lo stesso rischio. Ciò renderebbe più difficile giustificare la conservazione del bottino recuperato in un pool: i team potrebbero affrettarsi a distribuire i fondi immediatamente, anche prima che tutte le vittime siano identificate. Solo l'incertezza potrebbe raffreddare la cooperazione tra protocolli e forze dell'ordine. Aave sta di fatto lottando per un principio: che gli asset recuperati da un hack siano protetti e destinati esclusivamente alle persone che li hanno persi.

Il tribunale dovrebbe emettere una sentenza nelle prossime settimane. Una vittoria per Aave proteggerebbe i 71 milioni di dollari e creerebbe un precedente che tutela i fondi di recupero in tutta la DeFi. Una sconfitta significherebbe che il denaro andrebbe a un creditore che non ha nulla a che fare con l'hack — e ogni protocollo dovrebbe riconsiderare come gestire gli asset rubati. Per ora, le vittime di Kelp DAO restano in attesa.